Da Free Wheels a Santiago: visione e pratica dei cammini senza barriere

Da Free Wheels a Santiago: visione e pratica dei cammini senza barriere

Un incontro pubblico ha messo al centro la storia e la visione di Pietro Scidurlo, impegnato da anni a rendere i cammini accessibili davvero a tutti. Il suo percorso personale lo ha portato a trasformare l’esperienza del viaggio lento in un progetto sociale che unisce mappatura, formazione e accoglienza inclusiva.

Alla base c’è un’idea semplice e potente: l’accessibilità non è solo eliminare gradini o ampliare porte, ma ripensare l’esperienza del cammino perché sia fruibile da persone con esigenze diverse, famiglie con bambini, viaggiatori con animali, chi ha diete specifiche o mobilità ridotta.

Dal primo viaggio a Santiago è nata una missione: creare strumenti utili, diffondere buone pratiche, aiutare pellegrini e strutture a incontrarsi. Ne sono scaturite guide dedicate, reti di volontari, collaborazioni con enti locali e un dialogo costante con chi gestisce sentieri e ospitalità.

Il cambiamento passa anche dalla cultura: le barriere più ostinate sono quelle invisibili, fatte di abitudini e pregiudizi. Per questo l’impegno si concentra sull’educazione all’accoglienza, sulla formazione di operatori e sul coinvolgimento delle comunità lungo i percorsi.

Tra gli esempi raccontati, l’attenzione a itinerari più “dolci” dal punto di vista altimetrico e logistico, utili come porta d’ingresso a chi muove i primi passi; e l’idea di accoglienze che uniscano servizi essenziali, momenti di condivisione e informazioni chiare sull’accessibilità reale.

L’obiettivo è una rete di cammini in cui la persona venga prima del tracciato: indicazioni affidabili, assistenza quando serve, autonomia quando è possibile. Passo dopo passo, si costruisce una comunità che impara a guardare il paesaggio con occhi nuovi e a considerare l’inclusione un valore non negoziabile.

Il messaggio finale è un invito all’azione: istituzioni, associazioni, volontari, strutture ricettive e camminatori possono contribuire, ciascuno con il proprio ruolo, a fare dei cammini un bene comune davvero aperto a tutti. Perché ogni viaggio iniziato nel modo giusto può cambiare la vita di chi lo percorre e il territorio che lo accoglie.